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Facciamo un gioco

L’arte è un modo molto efficace per smascherare le persone: sei quello che esprimi ed esprimi quello che sei (o una parte). L’arte è anche un modo per radunare le masse, per far in modo che un gran numero di persone abbiano qualcosa in comune o traggano benefici dagli stessi simoli. La musica in particolare ha molto spesso a che fare con i propri lati nascosti, è un evento di cui ci si può godere anche ad occhi chiusi. Tutti sono creatori, anche chi sta dall’altro lato ed ascolta, in quanto ognuno vive la realtà in modo diverso e riceve e interpreta stimoli in modo diverso.

Il parere dell’autore di un brano non è altro che un’altra interpretazione che si somma a quella dei colleghi, della stampa, dei figli, delle chiacchiere al bar…per questo motivo qualunque opera prodotta è un vero e proprio figlio, ha vita propria e una sua infanzia, adolescenza e maturità.

Tenere per sé i propri brani, i propri racconti, i propri pensieri, è una sorta di eutanasia: muoiono con te.

A chiunque sarà capitato da piccino di ascoltare per la prima volta la propria voce riprodotta in qualcosa, dilatare le pupille per 3 secondi, guardarsi intorno e sorridere come per dire “qua mi stanno prendendo in giro! La mia voce non è così!”.

Allora butti tutto per terra, corri verso sinistra, dai un calcio ben assestato alla porta della cucina e chiedi aiuto alla mamma perchè quel mostro elettronico si sta prendendo gioco di te. La mamma, che è un essere umano anche lei e quindi può avere diverse reazioni, padellata in testa inclusa, comunque sia attende ai propri doveri di genitrice ed alla fine ti spiega in soldoni che ognuno sente la propria voce in modo diverso dal resto del mondo, da grande capirai perchè.

Da grande sicuramente imparerai che il suono può arrivare al nostro apparato uditivo attraverso propagazione aerea (l’aria fa vibrare il timpano, il timpano trasmette l’impulso alla coclea tramite tre ossicini – incudine, staffa e martello – ed infine la coclea converte il tutto in segnali elettrici da inviare al cervello – per chi ancora ha la fortuna di non esserselo bruciato. In pratica l’essere vivente è il primo convertitore analogico/digitale della storia) ma anche con propagazione ossea ed ecco spiegato il motivo per cui la nostra voce ci fa alquanto schifo e ci si vorrebbe buttare sopra filtri a secchiate.

Da grande imparerai un sacco di cose!

Ma ritorniamo all’epoca fanciullesca…

Una volta capito che la nostra voce può essere ascoltata in quell modo solo da noi abbiamo appena svoltato la nostra esistenza: ognuno percepisce le cose in modo diverso.

Non si capisce perchè da adulti tutto questo viene perso.

Picasso diceva che tutti i bambini sono nati artisti e la cosa più difficile è rimanere tali anche quando si cresce.

Mio nonno diceva che “chù annamo nnanz’e cchiù tornamo ‘rreto” (trad: “più si va avanti e più si torna indietro).

Entrambi hanno colto in pieno il problema estetico-politico-economico-esistenziale alla base dell’origine del male della società di oggi, di ieri, di domani.

Pian piano troverò il modo di pensarci a fondo, teorizzare il tutto e diventare Capo dello Stato per far in modo che tutti riscoprano il loro lato più istintivo, semplice e giocoso della vita.

Non è un caso che in molte lingue le espressioni di “giocare” e “suonare” coincidono (“play” in inglese, “jouer” in francese, “jugar” in spagnolo, “spielen” in Tedesco e così via…).

In Italia no.

Non è un caso che da quando vivo all’estero ho avuto modo di tastare quanto siamo indietro rispetto al resto del mondo…

Propongo un gioco.

Prendere due suoni a caso in questo preciso momento e mischiarli per creare dei nuovi pattern ritmici (scelgo un metronomo dispari perchè adoro far del male alla gente).

Suono #1: il mouse del coinquilino con la porta aperta di fianco non è più fastidioso se interpretato come una sequenza di quintine di ottavi con pausa finale.

quintine

Suono #2: l’imbecille che ha appena dato un calcio ad una lattina vuota si rivela quasi simpatico per aver prodotto questo pattern di cassa e rullante:

note

Provate a sovrapporre I due esempi aggiungendo un feel shuffle classico:

terzetto

E con una giusta quantizzazione darete vita magicamente ad una poliritmia molto simile alla Pigmy Music dell’Africa Centrale, in particolare al water drumming della Liquindi.

Lo stesso esercizio ovviamente può essere ripetuto con più ritmi.

L’approccio può essere applicato anche a pattern melodici.

Visto?

Con una semplice mossa mi sento libero, realizzato e fuori dall’ordine dei cioccolatai: medicina omeopatica alla portata di tutti, dolce e senza controindicazioni.

Snare on

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