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Le dîner est prêt

Continuo imperterrito nel tentativo di capire come funziona questo mondo, sondare il terreno, sbirciare in silenzio e in punta di piedi per poi mettere in bocca un pezzo di realtà, sforzandomi di affinare le papille con aspirazioni da sommelier piuttosto che da prossimo conduttore di Man vs Food – con tutto il rispetto per Adam Richman, uomo che merita tutta la stima del pianeta.

Il rischio di indigestione è elevato perchè pur non avendo grassi saturi, sono tutti alimenti ipercalorici che hanno bisogno di un’attività sportiva intensa per essere smaltiti.

Capovolgiamo la situazione: per un’attività intensa bisogna avere del carburante.

Va molto meglio.

Mastico, mastico come un ruminante e godo dei piaceri offerti dagli chef di Where is the Club?, che colgo l’occasione di ringraziare nel primo editoriale dell’anno per avermi servito dolce e digestivo che calzano in pieno con la mia dieta: aver condiviso questo piccolo ring per gli allenamenti.

Su ispirazione di David Byrne, pongo oggi l’attenzione su una caratteristica importante del processo creativo, assimilata meccanicamente come la grammatica, che tutti applicano ma in pochi conoscono le regole.

“È così e basta”.

Preferisco considerarlo istinto di sopravvivenza.

Mi riferisco all’importanza dell’architettura e, in generale, del contesto a cui la musica è destinata.

Cosa impedisce ad un quartetto d’archi di suonare al Berghain?

Al di là del possibile imbarazzo da entrambe le parti, dicesi consuetudine, un altro problema di fondo sta nel fatto che quel tipo di musica non è tecnicamente adatta ad essere eseguita lì dentro.

È una questione fisico-architettonica oltre che sociologica.

Gli strumenti ad arco hanno bisogno di una sala con un giusto grado di riflessione dato da uno spazio di più o meno di 300 m2, con pannelli riflettenti posizionati in rilievo tenendo conto che il pubblico assiste da seduto (possibilmente coinvolto, aggiungerei).

Chiese e cattedrali calzano a pennello per brani composti per organo o corali, in cui i passaggi sono lenti, le note si sovrappongono e non c’è bisogno di cogliere i dettagli. Direi che va bene anche per l’ambient spinta e qualsiasi tipo di musica che faccia del gran pastone, ma poi subentrano altri tipi di problemi…

I club sono adatti per un tipo di musica in cui la gente possa muoversi, parlare e che sia abbastanza potente a seconda del casino che si vuole ottenere e dal tipo di situazione.

Così il Punk e la musica estrema devono essere presenti da sovrastare lo scricchiolio delle ossa.

Jazz, Funky e Blues sono perfetti per chi allieta un pubblico più o meno danzereccio a seconda dell’impeto; le ballad e gli slow tempo sembrano fatti apposta per poter gustare il profumo e il respiro della tua dolce metà (ma anche qui spesso la gente esagera e si trasforma in momento di sfogo della sua inutilità cantando quant’è orribile il mondo).

House e Techno, per come le vivo io, sono una sorta di via di mezzo in cui si ha più un’esperienza individuale, per cui bisogna trovare un giusto compromesso tra volume, per coinvolgimento fisico, e pulizia del suono per dar giustizia al lavoro del produttore e fare i propri viaggioni mistici durante le danze.

Locali e pub tradizionali hanno molto spesso bisogno di una musica d’accompagnamento, quella che la SIAE chiama “concertino” in modo tanto poetico quanto patetico, per fare da sottofondo a cene e incontri. Un volume elevato potrebbe risultare molto fastidioso…

Allo stesso modo la musica etnica sposa gli spazi aperti (è più importante l’assorbimento che la riflessione).

Esiste un tipo di musica che sembra essere scritta apposta per le automobili e, più precisamente, quando si vuole attirare l’attenzione a tutti i costi rischiando di rompere vetri e gioielli di famiglia, ma effettivamente quando si viaggia in mezzo al niente è una liberazione.

La musica per arene e palazzetti ha un’overdose di medie frequenze e un casino generale che non si spiega. È più un evento sociologico (a questo proposito, consiglio vivamente a chi è unminimo curioso la lettura del libro di M. Scialò I segreti del rock. Anche a me sembrava una minchiata, ma è un’interessante analisi sociologica della musica dal vivo – rock, pop, dance hall… – vista come evoluzione delle campagne cristiane del ‘300 e i discorsi del nazismo).

Last but not the least, il pop contemporaneo è un chiaro esempio di musica scritta per essere ascoltata in formato compresso, destinata ai lettori mp3, e come sottofondo nei locali pubblici per cui risulta estremamente piatta e con netto risalto di voce e sezione ritmica.

Unica eccezione fatta per le zampogne: sono perfette sempre e comunque.

Insomma…se ci si riflette un attimo ci si rende conto che il processo compositivo è vincolato non poco dai fattori “di contesto” in cui è stata scritta.

Riflettendo ancora più a fondo, cos’è la libertà…

Avere una visione ampia della situazione aiuta ad acquisire consapevolezza e pragmatismo nella propria attività, ad essere sempre pronti a soddisfare un mercato del lavoro (musicale e non) sempre più spietato e selettivo in cui l’approccio romantico da solo non basta se non è accompagnato, meglio se preceduto, da concretezza ed un certa forma mentis degna dei migliori imprenditori.

O forse sempre più spietato e selettivo perchè la maggior parte di chi ci opera lo fa con il minimo sforzo, o comunque con uno sforzo non adeguato ai risultati che si vogliono ottenere.

Consiglio vivamente di leggere due righe biografiche dei grandi compositori e dei grandi artisti, iniziando da quella di Mozart. Penso che anche Aphex Twin non abbia una vita così monotona…personalmente mi sento molto fortunato ad essere stato cresciuto da un nonno contadino e un altro artista, oltre che ad avere una famiglia che mi ha sempre stimolato ad dare il massimo.

Non penso proprio di essere l’unico…

Aiuta anche ad affrontare le situazioni con più lucidià e capire la scelta giusta da fare al momento giusto.

Aiuta a riflettere, accumulare esperienze e nuovi comportamenti da usare per saper gestire al meglio ogni tipo di situazione.

Approfittare dei momenti liberi per ascoltare (fare) qualcosa di totalmente nuovo è il miglior regalo che potete fare a voi stessi.

Diamoci dentro.

Snare on

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