| Angela |

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La prima volta che mi lasciasti sola
Pensavo fossi fuggita ma poi
Capii che uscivi per andare a caccia
Per sfamare me, te, noi.

A volte piango anche se non si nota,
a volte la ciotola resta vuota,
fai quel che puoi, non ti rendo cupo,
forse non sai cacciare come un lupo.

Tra questi sassi bianchi che tu chiami statue
Mi piace correre e giocare
Quando rientri mi rivolgi i tuoi versi
che io resto ad ascoltare.

Non so la lingua, non so che dici
Le tue parole le so a memoria:
martello, trapano, Fenici,
dannata gente senza storia.

Ti faccio le feste, avanti, non fare storie
che lo so come ti senti.
Lo fiuto il tuo disappunto
nel tuo odore, nei tuoi movimenti.

Quando ritorni barcollante
come una menade danzante,
ripeti che la scultura va male
perché il mondo di oggi è bidimensionale.

Non capirò mai i tuoi farfugli
ma mi avvicino a consolarti
e questo mi fa stare bene,
vedere che la smetti di tormentarti.

Ed abbaiando ti faccio ridere
così non pensi più al tuo branco,
e se ti becco ancora a frignare
sai che mi trovi al tuo fianco.

℗ 2020, A/R Recordings
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